LA VOCE INTERIORE ESISTE DAVVERO: ecco le prove

I pensieri nella testa hanno un suono.
Il monologo interiore è reale: parliamo con noi stessi.

Uno studio italiano chiarisce i rapporti tra cervello e linguaggio: i neuroni riproducono la traccia sonora delle parole anche quando le pensiamo senza pronunciarle.
Ancora una volta le neuroscienze confermano quello che da sempre sostiene la psicologia clinica e la psicoterapia: pensare a qualcosa vuol dire parlare a noi stessi di quella cosa, convincerci, modellarci, programmarci.
Dipende da noi quindi scegliere cosa pensare e come parlarci: se avere un Persecutore interno che ci giudica, ci sgrida continuamente, ci incolpa e ci demotiva; un Trainer che ci rinforza, ci sprona; un Amico, che ci consiglia e ci accoglie nei momenti no e ci perdona se sbagliamo.
Lo studio è stato concepito e progettato da Andrea Moro, docente di linguistica e direttore del laboratorio Nets della Scuola Superiore Universitaria Iuss e da Lorenzo Magrassi, neurochirurgo dell’Università di Pavia, in collaborazione con Valerio Annovazzi.
Quando pensiamo – anche senza parlare – i neuroni del linguaggio comunicano tra di loro con onde elettriche del tutto simili alle onde sonore delle parole emesse con la voce.
Ai pazienti prima di essere sottoposti a delicate operazioni chirurgiche è stato chiesto di leggere ad alta voce, e poi solo mentalmente, alcune frasi, mentre i ricercatori registravano l’attività elettrica della corteccia nelle aree preposte all’elaborazione grammaticale del linguaggio. «Con nostra grande sorpresa – racconta Andrea Moro – abbiamo osservato che anche solo pensando alle frasi, i neuroni di questa area si attivano modulando onde elettriche che hanno lo stesso schema dell’onda acustica delle parole usate». In pratica, è come se l’attività elettrica dei neuroni “copiasse” quella sonora.
«Questo è vero anche se le parole non vengono effettivamente pronunciate, ad esempio – spiega ancora – anche quando il paziente legge mentalmente un testo. Le osservazioni dello studio spiegherebbero così tra l’altro la diffusa impressione di sentir “risuonare” dentro di noi un discorso quando pensiamo. Questi risultati dimostrano la base oggettiva del fenomeno mentale del “linguaggio interno”. Una scoperta con molte implicazioni che riguardano le basi neurofisiologiche, la struttura e l’evoluzione del linguaggio umano, ma che apre anche una serie di ipotesi su possibili applicazioni pratiche. La capacità di leggere il “linguaggio interno” direttamente dall’attività cerebrale – conclude lo studioso – potrebbe costituire una importante base per lo sviluppo di dispositivi protesici in grado di aiutare chi ha perso la capacità di articolare la parola in seguito a malattie del cervello».
— presso Studio Di Psicoterapia E Psicosomatica.

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